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mia fa stragi nell’esercito persiano. Veggendo il re i suoiper morbo languenti e numerose le morti, richiede Peto,ministro suo, di qualche consiglio. Risponde Peto esserfra’Greci commendato un Jppocrate che solo può far ces-sare cotanto infortunio. 11 re a condizioni lusinghiere asè il chiama, gli promette onori, ricchezze, protezione;che più? amicizia. Quegli che sol con un cenno pretendepiegare ad assoluta devozione tutti i popoli, porre anzifreno al corruccioso mare col dargli di sferzate, tiensi nel-l’animo suo certissima l’obbedienza d’un umile medico.E’s’inganna d’assai; fulgor d’oro non abbaglial’uom giu-sto. S’appiglia il monarca alle minacce: giura solenne-mente di non lasciar traccia di Coo, ove ricusisi di darglinelle mani colui ch’ei chiama insolente. I Coensi ridonsidi quella indignazione, e protestano altamente di volersalvo, anche a costo della vita, il loro concittadino, cuiriguardano qual nume tutelare. Ora, e dove mai, doman-do io, dove un amor di patria così sincero, così ardente?Nè potea già essere altrimenti, perocché egli aveva pienoil petto di religione. Esige che i suoi discepoli sieno cul-tori degl’Iddìi; nessuno iscrive fra’suoi che non abbiaprima giurato di nulla mai fare che sembri disforme daonestà.
Platone, coetaneo d’Ippocrate, ben s’avvide come lafilosofia abbisogni dell’ ajuto della medicina, quindi quan-to il Coo aveva mercè della severa osservazione ritrovato,tanto in proprio uso convertiva. Quello che scrive nelFedone, nel Timeo, e ne’ libri in cui tratta delle leggi
e della Repubblica, apertamente dimostrano quanta opera
egli abbia nella medica disciplina collocato.
A que’tempi Filippo re de’Macedoni per chiare ge-sto sì pacifiche che belliche 1’ ammirazione di tutta laGrecia conciliava; ma restavagli a desiderare un erede