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Polizia medica / di Lorenzo Martini
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mia fa stragi nellesercito persiano. Veggendo il re i suoiper morbo languenti e numerose le morti, richiede Peto,ministro suo, di qualche consiglio. Risponde Peto esserfraGreci commendato un Jppocrate che solo può far ces-sare cotanto infortunio. 11 re a condizioni lusinghiere a il chiama, gli promette onori, ricchezze, protezione;che più? amicizia. Quegli che sol con un cenno pretendepiegare ad assoluta devozione tutti i popoli, porre anzifreno al corruccioso mare col dargli di sferzate, tiensi nel-lanimo suo certissima lobbedienza dun umile medico.Esinganna dassai; fulgor doro non abbaglialuom giu-sto. Sappiglia il monarca alle minacce: giura solenne-mente di non lasciar traccia di Coo, ove ricusisi di darglinelle mani colui chei chiama insolente. I Coensi ridonsidi quella indignazione, e protestano altamente di volersalvo, anche a costo della vita, il loro concittadino, cuiriguardano qual nume tutelare. Ora, e dove mai, doman-do io, dove un amor di patria così sincero, così ardente? potea già essere altrimenti, perocché egli aveva pienoil petto di religione. Esige che i suoi discepoli sieno cul-tori deglIddìi; nessuno iscrive frasuoi che non abbiaprima giurato di nulla mai fare che sembri disforme daonestà.

Platone, coetaneo dIppocrate, ben savvide come lafilosofia abbisogni dell ajuto della medicina, quindi quan-to il Coo aveva mercè della severa osservazione ritrovato,tanto in proprio uso convertiva. Quello che scrive nelFedone, nel Timeo, e ne libri in cui tratta delle leggi

e della Repubblica, apertamente dimostrano quanta opera

egli abbia nella medica disciplina collocato.

A quetempi Filippo re deMacedoni per chiare ge-sto pacifiche che belliche 1 ammirazione di tutta laGrecia conciliava; ma restavagli a desiderare un erede