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del regno e del valor suo: nasce Alessandro. E a chi maiverrà commessa l’educazione del regale fanciullo? Aristo-tele, qual altro Chirone, crescerà il nuovo Achille alledelizie del padre, alla gloria dell’Imperio, all’espettazionede’ secoli. Ma Aristotele coltivò la medicina: per lui lastoria naturale e l’anatomia comparata ebber non pocoincremento. Valendosi pure de’ lumi di nostra scienza,egli trattò con tutta dignità la filosofia, la politica, la let-teratura. Non è lungi dal vero che abbia professata l’artemedica. Diffallo si legge che il gran Macedone ammini-strò tal fiata medicamenti a’ suoi. Ora noi sappiamo chequanto sapea,l’avea appreso dal saggio di Slagira.
I Romani, noi taceremo, per molti secoli non ebberope' medici quella estimazione che è pur loro dovuta. 11che debbesi unicamente attribuire alla rivalità che nutri-vano pei Greci, della cui nazione era il più. dei medi-canti: ma anch’essi pagarono a troppo caro prezzo la loroalterigia. Perocché nel terzo secolo prima dell’Era cri-stiana per ben sei volte furono dalla pestilenza percossi,Ja quale pur cinque volte nel susseguente secolo si rin-novò, innumerevoli vittime nel suo furore mietendo.
Arcagato venne a Roma: prestava l’opera sua agl’in-felici; il livore gli concitò contro Codio; venne caccialoin bando; ma la virtù non rimase lungo spazio invilita:non molto dopo e’ fu fra le festanti acclamazioni incon-trato.
Nell’imperiato d’Augusto arrise a’medici più propiziala Fortuna. Antonio Musa, avendo guarito Cesare di unasua grave infermità, ebbe l’anello cavalleresco, fu col-mato di ricchezze, vide una sua statua in bronzo erettanel tempio di Esculapio. Ma l’imperatore non riguardavasoltanto il suo medico in Antonio; spesso il consultava sucose pertinenti all’Imperio, e sovente approvava la suasentenza.