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da cogli occhi divorando, con accaniti animi se la con-tendono. Le Muse,i sanguinosi ludi di Marte abborrendo,atteggiate di squallore, co’ crini scapigliati si fuggono.L’ignoranza, la barbarie, il fanatismo, menando incompo-sti tripudii, scorrono qua e là per la misera Europa. Mae dove mai, dove, le Dee troveranno qualche refugio?Lieta, esultante le accoglie l’Arabia. Chi mai serberà loroil debito culto? 1 medici.
I caliti, altamente persuasi che per le scienze principal-mente fioriscono gl’lmperii, posero ogni studio a promuo-verle. Nell’ottavo secolo Almansorre fondò l’accademia,ed il collegio de’medici: ma tosto conobbe come la no-stra scienza,non per ispeciose disputazioni, ma per mezzodella osservazione e dell’esperienza può essere a più su-blime grado innalzata: epperciò fu il primo a fondareospedali. Già a’tempi più antichi gli ammalati esponevansinei quadrivii, sulle piazze, nei templi, onde chi per queiluoghi passava, osservasse diligentemente i sintomi, e queimedicamenti suggerisse che sembrassero opportuni. Mai principi degli Arabi furono i primi ad aprire ospedali,ove e dotti medici si eleggessero, e con esattezza si pre-parassero i rimedii, e gl’infermi fossero saviamente go-vernati. Se dunque la medicina a que’tempi fece non po-chi progressi, si dee a’califi: dobbiamo saper buon gradoai medici, se le scienze non affatto perirono. I califi chesuccedettero, pigliando per modello Almansorre, singo-larmente favorirono e le scienze e i medici, che con tuttele forze le coltivavano.
Nel decimoterzo secolo Mostanserre accrebbe l’acca-demia ed il collegio dei medici. Raschidde anch’esso fudi noi benemerito. Ma sopra tutti si distinse Almamone.Perchè la scienza medica progressi faccia, mollissimo gio-va l’erudizione. Imperciocché le osservazioni, prese separa-