5o4
Cornelio Celso, quando i Romani sotto il duro giogodi Tiberio gemevansi, addolciva in qualche modo l’animosuo pe’ mali della patria esulcerato, mercè 1’ assidua colturadelle scienze. Avea egli applicato l’animo alla giurispru-denza: scorge come sia necessario il soccorso della medi-cina: tutto a questa si dedica: e i precetti suoi con sì leg-giadro stile comprende, che è già salutato col nome diCicerone de’medici.
Galeno fiorì poco dopo Celso. Compiuto appena il quartolustro dell’età sua, abbandona Pergamo sua patria: recasia Smirne, ove ascolta le lezioni di Pelope e di Albino ilPlatonico: visita la Palestina: si ferma in Alessandria perconsultare i Saggi che in quella fiorentissima città sonocelebrati : ricco d’immensa erudizione, ritorna alla patria :di lì a poco portasi a Roma: il suo nome è subito divol-ga to dalla Fama: l’impotente gelosia vibragli contro gliavvelenati suoi strali: viene a Brindisi: scioglie per allaGrecia: scorre Cipro, per la seconda volta la Palestina,Lenno. Trascorso appena un anno, Marco Aurelio e Lu-cio Vero cbiamanlo a sè ad oneste condizioni. Rendutosia Roma, è incredibile a dire quanta sia stata la sua ripu-tazione. Ma l’ardore del Pergameno, sia nel promuoveregli avanzamenti della scienza, che nel procurare il benpubblico, non fu minore nell’avversa fortuna che nellapropizia : anzi nelle difficoltà la sua virtù videsi sfavillarepiù viva. La religione in lui fu in grado eminente. Con-templando la struttura del corpo umano, veniva in estasirapito: di qui specialmente i sublimi attributi dell’Eternofacitore deducendo, i detrattori della Divinità chiamavairragionevoli. '
Ma era destino che l’imperio Romano già sotto la molesua cadesse. Gli Unni, gli Eruli, gli Ostrogoti, i Visigoti,gli Alani, i Suevi, i Saraceni, i Longobardi sì grassa pre-