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Polizia medica / di Lorenzo Martini
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quasi immortalità procacciare, dalle fasi degli astri anti-vedere il futuro, questo era il bersaglio cui miravanoquefanatici. Deesi intanto confessare che i lavori deglialchimisti non tornarono affatto vani. Non trovarono, èvero, la pietra filosofale; ma fecero altre scoperte chedovevano essere un giorno di maggiore vantaggio. Quantimetalli, quante terre, quanti medicamenti fra lo speri-mentare trovaronsi? Ora lalchimia, che formava a queitempi quasi tutto il corredo del sapere, fu con maggiorstudio coltivala dai medici.

io ignoro che e fra gli Arabi e nella nostra Europa,principalmente nella Spagna, le lettere e le scienze sonostate professate da coloro che, infastiditi del tumulto delsecolo, traevano i giorni loro nechiostri; ma mi si per-metta di avvertire che a quellepoca i ministri dellaltare Vo associaronsi amedici, o eglino stessi esercitarono lamedicina. Potrei annumerarne molti: ma mi accontenteròdi rammentarne due, i quali, applicando lanimo anoslristudii, partorironsi chiarezza di nome. Son dessi Costan-tino 1 Africano e Alberto Magno. Il primo, dopo averpercorso lArabia, le Indie, lEgitto, ed avuti molti onorida Roberto Guiscardo duca di Apulia, passò lultimo pe-riodo di sua vita al Monte Cassino, ove con dottissimiconienti dilucidò le mediche scritture degli Arabi. Al-berto non solo speculò profondamente in divinità, manon poca rinomanza procacciossi fra i fìsici.

Il quindicesimo secolo toccava al fin suo: il nostro Co-lombo discopriva altro cielo, altri mortali; nascea Para-celso. La Natura aveva a lui impartito,un ingegno sveglia-to: ma assurdo il rendette linfelicità di quetempi. Aso-gni degli alchimisti i propri mescendo, sparse sulla filo-sofia folta caligine. Intanto, mentre i mercatanti, avidi dilucro, navigavano per allAmerica per accumular dovizie,