quasi immortalità procacciare, dalle fasi degli astri anti-vedere il futuro, questo era il bersaglio cui miravanoque’fanatici. Deesi intanto confessare che i lavori deglialchimisti non tornarono affatto vani. Non trovarono, èvero, la pietra filosofale; ma fecero altre scoperte chedovevano essere un giorno di maggiore vantaggio. Quantimetalli, quante terre, quanti medicamenti fra lo speri-mentare trovaronsi? Ora l’alchimia, che formava a queitempi quasi tutto il corredo del sapere, fu con maggiorstudio coltivala dai medici.
Nè io ignoro che e fra gli Arabi e nella nostra Europa,principalmente nella Spagna, le lettere e le scienze sonostate professate da coloro che, infastiditi del tumulto delsecolo, traevano i giorni loro ne’chiostri; ma mi si per-metta di avvertire che a quell’epoca i ministri dell’altare Vo associaronsi a’medici, o eglino stessi esercitarono lamedicina. Potrei annumerarne molti: ma mi accontenteròdi rammentarne due, i quali, applicando l’animo a’noslristudii, partorironsi chiarezza di nome. Son dessi Costan-tino 1’ Africano e Alberto Magno. Il primo, dopo averpercorso l’Arabia, le Indie, l’Egitto, ed avuti molti onorida Roberto Guiscardo duca di Apulia, passò l’ultimo pe-riodo di sua vita al Monte Cassino, ove con dottissimiconienti dilucidò le mediche scritture degli Arabi. Al-berto non solo speculò profondamente in divinità, manon poca rinomanza procacciossi fra i fìsici.
Il quindicesimo secolo toccava al fin suo: il nostro Co-lombo discopriva altro cielo, altri mortali; nascea Para-celso. La Natura aveva a lui impartito,un ingegno sveglia-to: ma assurdo il rendette l’infelicità di que’tempi. A’so-gni degli alchimisti i propri mescendo, sparse sulla filo-sofia folta caligine. Intanto, mentre i mercatanti, avidi dilucro, navigavano per all’America per accumular dovizie,