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i medici, stimando più il piacere che si prova nel far delLene a’popoli, che tutte le ricchezze del mondo, sfida-vano le minacciose ire del pelago per trasportare dalleregioni pur allora scoperte piante salutari. Nè tuttaviameno le belle arti curavano. Diffatto e chi mai scrisse conpiù di eleganza di Fracastoro, il quale i terribili sconcidi schifosa malattia con latino carme cantando, ti empiel’animo di tanta maraviglia, che pensi quasi aver sott’oc-chio il cantore di Enea.
Carlo V, mentre con bellica virtù Imperii conquista-va, studiavasi a tutta possa di rendere alla vetusta lorogloria le scienze. Incominciaron d’allora a fiorire in-gegni eccellenti. Cesalpino, Foresto, Falloppio, Aldro-vando, Achillini, Mercuriale, Yesalio, Fabricio, Alpinoed altri mostraronsi, i cui nomi sono merilamenli cele-brati. Allora restauraronsi università: allora fondaronsiaccademie. A Marbourg, Roenigsberg, Jena, Leyden,Ilehnstaed, Altorf, Jessen si apersero studii.Ua quel tempoe i principi e i dotti con nobil gara cmularonsi per pro-muovere con tutta ardenza le scienze. Nella quale intra-presa i medici in ogni tempo, in ogni luogo riportaronosopra tutti la palma.
Se non che la filosofia, da’legami dell’autorità incep-pata, poteva appena concepir la speranza di poter, quandoche fosse, rivendicarsi nell’onor suo: era d’uopo rom-pere que’legamij ma questa era impresa di somma dif-ficoltà. Perocché quando i pregiudizi si son fatti tirannidella mente, è incredibile a dire qual tumulto vi de-stino. Già non più cerca la verità: va folle in traccia dellefantasime che l’allettano. Perch’ella torni in se, è neces-sario che quasi con certa violenza venga maturamentedagli oggetti distolta, che tengonla occupata. E poichél’infermità degli animi erasi per lunga serie di secoli ra-