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della studiosa Gioventù che vede crescere alle più dolcisperanze de’casati e del regno! Oltre al vantaggio cheprevede doverne ridondare alla sua Patria, anzi a tuttala società, prova pure un nobile orgoglio, avvisandosi aragione che la gloria de’ suoi alunni rimbalzerà la sualuce sul suo nome. Il nome di Giotto ci richiama quellodi Cimabue. Senza questo piacere veramente ineffabilechi mai s’accingerebbe ad insegnar l’alfabeto ai ragazzi?E qui, come in ogni cosa la natura è provvidissima ; checi troviamo attratti ad educare la prima età, anche quandonon abbiamo verun vincolo di sangue. Un altro vantaggioche si ha, è l’emulazione che nasce tra i professori. Nonsi creda che il fuoco dell’emulazione sia solo fra gli stu-diosi; arde pure ne’petti di chi insegna.
Egli è un fatto che a certe epoche vi fiorì un maggiornumero di valent’ uomini. Non si creda che la natura siasì capricciosa che doni ora molti un grande ingegno, edor ricusi ai più le sue grazie. La differenza dipende daeventuali circostanze; come ad esempio, dall’esservi o pa-ce o guerra, dall’esservi o affluenza di beni o necessitàdi procurarsi col commercio o coll’opera di mano la sus-sistenza; ma non viene ultima la fama di qualche nome.
Quello che devesi dire degli studiosi, ha una stret-tissima connessione con ciò che abbiamo detto de’ pro-fessori.
Innanzi tratto proverò che un giovane non può diper sè coltivare con successo una qualsiasi disciplina, perquantunque felice ingegno egli abbia sortilo dalla natura,forse si può fare alcune pochissime eccezioni nella lette-ratura; perocché, avendo essa per iscopo di commuovere,e le passioni erompendo spontanee, può avvenire, anzic avvenuto, che alcuni senza coltura sieno saliti in gran-de onoranza. Ma questi, come diceva, sono affatto pochis-