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sola scienza od un sol ramo di letteratura, si ha un altrovantaggio. Chi professa una scienza senza obbligo d’in-segnarla, non vi applica mai tutto l’animo. Ma quandosi deve comunicare ad altri le proprie cognizioni, ci tro-viamo nella necessità di esaminarle, ponderarle, distri-buirle nel miglior ordine. Chi ci ascolta, quando s’imbattein qualche difficoltà, ce la propone; e questo fa sì chenoi riflettiamo su noi stessi ed o mutiamo metodo, odaggiungiamo qualche cosa, od eziandio ci avvediamo deinostri abbagli. I professori debbono confessare che all’av-venante che procedono nell’insegnamento imparano nuovecose o nuova maniera di esporre la verità. Non è raro cheun dotto sia ottimo accademico e pessimo professore, inquanto che non sa accomodarsi alla capacità di coloroche segnano i primi passi in una data disciplina. Alcunisi danno a credere che sia cosa facile dettare un trattatoad uso della gioventù; ma e’ s’ingannano a gran partito.Senza entrare in argomenti per provare la mia proposi-zione, m’appello alla sperienza. Molti sono coloro i qualidiedero opere diffuse o dissertazioni accademiche lodate,e pochissimi sono quelli che abbiano dati ottimi trattati.Io sono persuaso che la logica di Condillac, la quale èpur cortissima, costò all’autore assai più fatica che altreopere le quali sono più ricche di materiali. Ora per farbuoni trattati non basta aver sortito dalla natura un in-telletto chiaro, ma è mestieri averlo esercitato; e l’eser-cizio non si può aver meglio altrimenti che coll’ insegnare.
L’ufficio dell’ insegnamento non solamente perfezionale menti, ma tempra pure i cuori a bontà. L’uomo si af-feziona facilmente e senza avvedersene a tutto ciò cheebbe le sue cure. Il contadino piglia affetto a quell’alberoche piantò e con diligenti irrigazioni fece crescere. Quantopiù possente amore deve concepire un saggio in verso