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menti come membro infetto venga tosto reciso. Quandodico indole eccellente, non pretendo un’assoluta perfe-zione; ma voglio che egli onori la virtù, la segua e a tuttopotere la promuova. L’errare è da uomo: ma il voler san-cire la colpa è indizio di cuore depravato. Aggiungasiche non una volta la colpa produsse prodigi di virtù:come chi cammina senza aver l'occhio dove sia e dovevada, se mai avvenga che inciampi, riflette a sè ed inpoi va diritto alla sua meta: cosi pure interviene delmorale.
L’accademico sia di tutta probità. Ma sin qui non avreb-be che quel tanto di virtù che si desidera in tutti: eglideve di più mostrarsi propeuso a beneficare: pili ancora,deve esplorare i voti altrui e prevenirne l’adempimento.Viva più per gli altri che per sè. Il popolo vegga che egline suoi studii non mira ad altro che al prò della società.Coll’esercitare quella illimitata filantropia non rimarràprivo di quel premio che un’onesta ambizione si aspetta;anzi l’avrà e più grande e più durevole. La fama adoperain due modi. Quando vi ha del vero merito, ella noncessa mai di celebrare. Al contrario, se non vi sia cheun’apparenza di merito, dopo un rumor fuggitivo, si tace.Anche i saccentelli, anche i cerretani sono decantati, maper brevissimo tempo; poi si conosce la loro nullità esono per un istante derisi, e poi obbliati: laddove i ve-ramente dotti ed onesti godono di una nominanza pe-renne.
Parrebbe a prima fronte che un accademico debba farconoscere il suo valore, e quindi non possa nè debbarimanersi celato. Ciò nulla meno si può essere ambizioso,e direi quasi superbo di cuore, e modesto di mente. Laqual maniera di dire domanda che non venga con so-verchia severità interpretata. So bene che tutte le passioni