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appartengono al cuore e nluna alla mente: ma qui ioragguardo all’ oggetto dell’ ambizione. Dunque, mentredico ambizione di mente, intendo il desiderio di esserlodato per ingegno: e quando dico ambizione di cuore,intendo la bramosia di essere commendato per le qualitàche spettano agli affetti teneri. Cesare voleva essere ac-clamato come un gran capitano: il sangue che dovevanocostare le sue vittorie noi valutava: dunque era ambi-zioso di mente. Catone sfuggiva la lode; ma intanto eratutto pel prò della sua nazione; per ritardamela rovina,non dubitava di resistere ai potenti e nimicarsegli: dun-que era modesto di mente ed ambizioso di cuore. Ve-nendo al mio assunto, io desidero che l’accademico am-bisca quella gloria che emerge dal far bene a’nostri si-mili. Quest’ambizione non offenderà mai; al contrario,cattiverà tutti i cuori.
E questo basti dell’accademico. Ora diciamo delle Ac-cademie considerate in sè, ossia delle mutue relazioni ditutti i membri di un’accademia.
Gli accademici tra loro debbono riguardarsi come fra-telli che militano per la verità. Tutti gli uomini sono fra-telli; ma non tutti camminano per la medesima via. Tuttidebbono essere onesti: ma si può essere onesto in diversediscipline. La diversità delle arti e delle scienze è, comeabbiamo già detto, il vincolo della società. Ma i membrid’un’Accademia debbono tutti tendere al medesimo scopo,che è quello di scoprire verità nelle scienze umane. Sa-rebbe pur bene che ciascun’Accademia si pigliasse a scopouna sola scienza o sola la letteratura; in tal modo potrebbe-ro esse più facilmente indirizzarsi ad un medesimo puntoe procedere più celeremente. Ma anche parlando di quelleaccademie nelle quali coltivansi varie scienze e vi si ag-giunge la letteratura, nulla vieta che si abbia l’unità nelle