VII)
l’una parte parte maneggiare, è meno l'altra ( 4) .Ma quando sarà mai quel tempo* in cui questi
Fa-
(a) St ilRevertndifflmo Sig.Abate Sabinto seni >ciò Homano riesce in tutte le sue scoperte così feli-ce come in quella , che pohffare ! ha ultimamentetentata nella Lettera , che ferve ài Prolegomeno alTomo IV. della Raccolta Bot sagri fa , noi al certoperdiamo preso questo gran Lume » che non potràesser di meno che non venga chiamato, 0 a Pari-gi, 0 a Londra per illudrare collo splendore delpenetrante suo ingegno quelle Celebri Accademie .Chi averebbe maipensato , che pochi rilassati e Scan-dalosi Fraticelli, il cui quotidiano impiego fi è quel-lo di stare seduti sulle Panche, e non Banche deiCaffè a ciaccolare, 0 di interpetare i sogni delleFemminuccie , sofferà gli Autori di quella moltitu-dine di Libri , che inonda di presente l'Italia ?Non pareva anzi st dovesse credere, che tal sortadi Religiosi fosse appunto la meno a portata diquella impresa, la quale studio richiedendo e fati-ca , niente può confarsi colla vita, che essi mena-no ? Certo che sì . Ma il nostro ReverendissimoSignore Abate, che vede più là di tutti , mercéun Canocchiale speditogli poco fà dal FomofoneStorico Letterario, pensa differentemente , ed hafatta una scoperta , che basterà a rendere per tuttii secoli futuri immortale il suo Nome, avendo inuno stesso Soggetto accopiate insieme due cose incom-poffibili : cioè studio incessante , come fanno vederele Opere finora stampate, e perpetua odiosità nemi-ca giurata dello studio , e della fatica . Io a fron-te di questi miracoli, rientrato tutto in me , nonso dir altro, se non che sta troppo spallata la Cau-sa de ’ Gesuiti , e manifesto troppo il loro torto ;