Si
quando appiedato il lume gli gettò gli occhi ad-dotso , e vide , che Monsig. di Lusson rassomiglia-va ad uno , che redasse strangolato . Egli era rittoin, piedi attaccato con ambedue le mani al oontorna,del cammino : avea gli occhiJlralunati , la lingua ne-ra , e fuori iella bocca pendente già dal mento, lèn-za quasi punto di respiro , che non lo prendeva ,che con grande sforzo . L’olio di mandorle dolci,che il Cameriere gli diede in più sorsi , non ebbealtro effètto, che fargli ritornar dentro la lingua .Destatisi gli altri servitori vennero giù ancor affi ,e lo trovarono talmente serica respiro, e lènza mo-to, che lo crederono morto. Ei grondava un certosudor freddo , e sì abbondante , che trappassò lacamiciuola , che teneva sulla cajne , la camicia , ela veste di lòtto , e la cala eoa ancora , in sortechèil luogo ove si trovava , era tutto bagnata . Dopofu posto nella sua sèdia di appoggio, gli ritornò unpoco il respiro accompagnato da violenti singhiozzi.Allora si mandò subito a cercare il Medico , chenon tardò a venire , e dopo avere attentamentejnsideratp il malato, parve molto confuso, e sba-lordito . Il Prelato lo riconobbe , nè altro gli potèdire, che queste due parole : affogo, sono strozzato.Il Medico, disse tosto a’servitori : sta mal sarte y mache se avesse potuto vomitare, vi sarebbe stata for-se qualche speranza. Gli fece prendere adunque al-cuni grani di Kermes, che non operò se non dopootr’ore . Per più di quattr’ore non si potè il Pre-lato mutare di sito. Ei teneva la testa piegata ver-so le ginocchia, e se la sosteneva alla meglio co’gc-miti , nè la poteva alzare , nè abbassare di più; amotivo de’dolori eccessivi, che provava . Il sin-ghiozzo era frequente , e violento . Ei si lamenta-va sopra tutto dello stomaco, e del petto, nel quar
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