274
plorati si ottiene , io non l’intendo. E pure ècosì - Il Santo Padre in Roma condanna il libroper empio ; e colla pena gravissima della scoin-Monica a se riservata , vieta a’ Fedeli di leg-gerlo , e ritenerlo . I Gesuiti in Roma , sì inRoma , commendano il libro per sano e retto ,spacciano esserne lìata fatta la proibizione per unapicca ^ lo portano in giro , e ne fanno un capodel loro traffico . Io chiamo in testimonio il Mar-chese Angelo Gabrielli onoratissimo Cavaliere. Alui , a lui stesso verso il fine di Giugno , il suoDirettore, il suo Confessor Gesuita il P. Asquascia-ti , colle sue proprie mani recò l’Opere tutte delBerruyer in Franzese , colla difesa , gli com-mendò Futilità , e la bontà del libro , e gli sog-giunse , che quantunque fosse proibito ( come giàsapeva il Marchese , ) era nondimeno affai buono ,
e meritava esser letto . Come ? Un Confessore adun suo penitente , Cavalier secolare , che nonha fatto giammai gli studi Teologici ; imperitonelle materie sacre poco meno del suo Direttore,il Confessore porta un libro pieno d’errori , di-chiarato per tale dall’ oracolo di due Pontefici, ene inculca la perniciosa lezione , senza che ilCavaliere brami un tal libro , lo cerchi , o locuri ì Ma vi è di piò , Amico carissimo , vi èdi più : il Gesuita P. Belcredi fatto animosodalla cordialità , semplicità , e amicizia dell’ Abba-te Michelangelo scirocchi , nipote del Giuriscon-sulto , gli portò le Opere del Berruyer , non so,se in vendita , o in dono . Gli fece credere ,che la proibizione era stata un effetto , nondel demerito del libro , ma dell’ impegno e rag-giro de’ malevoli : lo pregò in fine a far di-ligenze co’ suoi amici per aiutarne lo spaccio ;