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tidue. Le larghezze de* medesimi non siano piudi due piedi e mezz®, ne meno di'piedi due
lì tetto del portico , il quale rimane al ter-mine della scalinata facciasi a livello dell" altezza /
della scena ; perciocché la roce vieppiù spandendo-si , arriverà con egual tuono al terminare delli gra-di, ed al tetto. Che se la fabbrica non sarà a li - 1vello, la voce s’indebolirà, ove giungerà prima aquella altezza, che è più bassa
quattro palmi minori , td ognuno 'di questi conteneva quat-ti® digiti . Nella pianta qui recata per esempi® ciascuna pre-cinzione resta divisa in dieci parti , ed ogni parte essendo]a larghezza d’un grado, si f c stabilita larga due piedi.Rimane a determinarsi lo spazio del ripiano che separa leptecinzioni. L’altezza di questo non c mai maggiore dellasua larghezza , perche dee essere analoga all’ attezza de’ gra-di . Avendo dunque determinata la larghezza di un grad®di piedi due, e l’altezza di piedi uno ed un quarto, co-desta ragione sarà come 3 2. a xo. Vitrta vio ( /. s. 4. } lavuole regalata da una linea retta che tocchi tutti gli an-goli de’gradi , per cagione che non resti impedita la voce.Ma Vitrurio non si determina per alcuna misura sulla lar-ghezza di codesto ripiano. Leea-battista Alberti ( Archit.l.s. 7 . ) vuole, «he il ripiano sia il doppi® più largo delgrado, che perciò nell’esempio della figura recata sarebbedi piedi quattro. Adunque facendosi 1 ’ analogia 31: x® ; :£4; 4©. sarà alto il ripiano piedi due c mezzo. Vedi ilDiz. Vitr. alla voce FraeciniVurns > oltre la sezione del teatroTav. XI. n. z. )
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