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acqua tepida, quanta ne uscirà della calda; e del-la fredda nella tepida parimente altrettanta ; (i) edil medesimo fuoco riscalderà le volticciuole dellefornacette
I parimenti delle stante calde, come ciréeglino sieno (2.) spenzolati, pure si hanno a farcosi. Prima ri s* ammatoni il suolo con delle tegolecTun piede e mezzo, ed il tutto pendente versola bocca della stufa, (3) sicché gettandovi dentrouna palla non possa fermarvisi, ma ella ritorni al-la bocca della stufa ; perche cosi la fiamma con
? 1) Vedi il Diz. Vicr. alia voce Tepìdarìum . Parmì ,che. ove al vase , o calderone dell’ accana fredda siavi la con-tinua «ommumeazione deli’ acqua in A , ( Tav, XI. N. 4 . )e che da questo si communichi pel tubo B a quello deli*acqua tepida, e che similmente per altro tubo da questosi corr.munìchì l’acqua al terzo caidercnc dell’ acqua calda,si consegiùsca quanto da Vitruri© si proponeva. V acqua sisomministrava nella bagnaròla , o nell’ alveo per mezzo de’canali x , z , £ , i quali avevano le lòto chiavi alle bocche(a) Vedi il Diz. Viti*, alla voce Suspensura(s) Vedi il Diz. Vitr. alla voce Hypos&u$t%m . Il pa-vimento della fornacetta dovette essere in pendio, affla chela fiamma, cd il calore andassero già diretti a recare il ca-lore anche alle bocche di alcuni canali usati dagli antichiintèrna le muraglie di codeste camere. E’ da notarsi poi ,che i pilastretti , de’ quali ia appresso si fa menzione deb-bono, stante la pendenza del pavimento, alzarsi gradata-mente, e non eguali. Il fuoco si faceva perciò nella forn i-certa ma neri roti® codesto pavimento