pognamo il caso, ne abbacini o l’ombra ne abbuj; il gelo,ne ammortisca, o il calore ne strugga; l’aria ci venga meno,o ne soffochi; l’alimento medesimo, ci gravi soperchio, onon basti ; e il suolo, non che altro che pur ci sostiene,o vacilli, o ne manchi: bontà ineffabile, che per amore in-finito del nostro bene, frali e tapini che siamo, fa sì cheopere tante e sì varie, quali d’una foggia e quali d’un’al-tra, proveggano e servano fedelmente ai bisogni, agli agi, aidiletti del nostro viverec bontà, per lo solo cui dono il Padreceleste, a benefizio dell’uomo, rinnova ogn’istante il grandemiracolo della creazione. E perciò contava il poeta di Dio :Che cosa è l’uomo, chè tu volesti, o Signore, tener memo-ria di lui? Che cosa il figliuolo d’un mortale, che tu degnipur tanto di visitarlo? Tu lo facevi di poco minore agliangeli tuoi ; tu d’onore e di gloria lo coronasti ; tu lo po-nevi sopra tutte le opere della tua mano: chè tu gli bai sug-gellate a’piedi le cose tutte, le belve del campo, gli uc-celli dell’aria e i pesci del mare.
Ah! sì, la bontà di Dio noi la vediamo in tutto; ognidove noi la tocchiamo. La vediamo nel sole, dov'ella posail suo padiglione, e d’onde piove su noi lume e calore, vitae virtù ; la vediam nella luna che fa sgabello a’ suoi piedi,e d’onde ella rischiara le nostre ombre e guarda i nostririposi ; la vediamo nel giro costante delle stagioni, nei pro-vidi influssi delle meteore, in ogni stilla di pioggia, in.ogni,gocciola di rugiada, in tutto che nutre, conforta, abbelliscela nostra esistenza. Da per tutto ci parlano i benefizi diquella divina; ce ne parlano con le rime dei loro versimelodiosi gli uccelli del bosco, i quali senz’uopo d’inse-mentare o di mietere, trovano assai di che fornire al pro-ludo sostentamento; ce ne parla in sua muta favella il gi-glio delle convalli, che, senza mestieri di filare e di tes-sere, pure veste meglio e più bello assai che non vestiaSalomone in tutta la pompa del regio trono; il mare neparla col mugghio stesso e colla rabbia delle sue onde, al-