Di nostre lodi più gradilo il suonoDicon che sale al regno degli eletti'
Che i cieli sparsi d’angioletti' sono,
E che noi somigliamo agli angioletti.
Ah! poiché, sì da lunge, i voti ei senteChe il nostro labbro gli rivolge, anch’ioVoglio invocarlo e dirgli confidenteil bisogno di tutti e insieme il mio.
Piovi, o rnio Dio , le fresche acque ne’fonti;
Ai passeri le piume, all’agnellino ■
Dona le lane; irrora.i piani e i monti;
L’ombre appresta nei campi al pellegrino.
Risana l’egro; porgi al poverelloQuel pan che indarno ei chiede al ricco altiero ;Ripara in fido asilo l’orfanello ;
A libertà ridona il prigioniero;
Rallegra d’.una prole numerosa
Quel padre che t’adora, e fa ch’io siaSempre buono e felice, onde giojosoSi consoli di ine la madre mia.
Uh sì! tu buono .serbami e modesto,
Come quel fanciullin nel tempio assiso,
Che, del mio letto al piè, quando mi desto,
Ogni mattino m’apre un dolce riso.
Ea tua giustizia spirami, o Signore,
Ponimi il vero sulle labbra, e sola,
Dalla tema nudrita e dall'amore,
Maturi nel cor mio la tua parola.
La Redenzione.
Una colpa separava 1’uomo dal suo autore, cioè dal som-mo bene e dalla suprema verità, nè egli aveva modo diespiarla. Quindi, risospinto in sé stesso come in un primo