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Che tremola a’ tuoi pie’ siccome suoleDi povera facella il lume fioco.
Udii che tu fai nascer gli augellettiDe’ campi aperti a rallegrar la calma;Udii ch’hai pur donalo a’ fanciulletti,Perchè conoscan la tua gloria, un’alma.Da’ pigri germi la tua man dischiude
I vaghi fiori, onde il giardin va lieto;
Non fecondato dalla tua virtudeLangue squallida l’orto ed il frutteto.
Ai don che l’alta tua bontà misuraIntero l’universo hai convitalo;
Al banchetto non è della naturaTur degl’insetti l’ultimo obliato.
Ecco: i .serpilli rode l’agnellino,
II citiso la capra, e l’ali batteSovra gli orli del vaso il moscherinoA suggere le goccie del mio latte.
La lodoletta di quel gran si pasce
Che sfugge a’spigolanti; il passer volaDal vagliator suH’orme, e dalle fasceAl sen materno il bambinel trasvola.
Ma qual vuoisi tua grazia e qual preghiera,Ad aver parte d’ogni don più eletto?
Ah! basta all’alba, a mezzogiorno, a seraIl tuo nome invocar con puro affetto.
0 Signor! questo labbro il tuo divinoNome balbetta agli angeli - temuto;
Nel coro che li canta, un fanciullinoPuò di sue lodi offrirli aneli’ ei tributo.Dicon che tu più mite accogli i preghi,
Che noi fanciulli innanzi a te rechiamo ;Che al nostro supplicar sempre ti pieghi.Perchè siamo innocenti e noi sappiamo.