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I’uomo re. E tuttavia, fra le sue veglie e l'opero sue, eglipartecipa ad ogni tenero affetto; il suo cuore è aperto al-l’amor figliale, alla casta amicizia, alla compassione gene-rosa; egli s’accomuna alle nostre gioje e ai nostri dolori;assiste al banchetto di Cana, e passa quaranta giorni neldeserto, senza prendere alcun nutrimento ; s’intenerisceu piange al par di noi; accoglie con indulgenza i traviali,e solo si sdegna contro le colpe della volontà pervertita.L’ingiuria, la calunnia, il tradimento, l’ingratitudine, l’o-dio co’suoi furori iniquamente lo bersagliano, lo insidiano,gli tendono agguati, e all’ultimo l’invidia ferma di vendi-carsi degl’immensi di lui benetìcj. In tutte cose l’umanasorte è la sua.
Il popolo tuttavia s’accalca intorno a Ini, e ne grida lagloria, e ne porta la fama lontano. Come un trionfatoreegli entra in Gerusalemme , e dislendonsi vesti, e si spar-gono rami di palme dov’ egli passa. Ma eccolo ad un trattotrista sino alla morte , bagnalo d’un sudor di sangue; ec-colo supplicar al Padre d’allontanare da lui quel calice ama-ro; indi accettarlo per obbedienza ed amore, e con celesterassegnazione votarlo sino alla feccia. Egli ha veramenteportato i nostri dolori, e conosciuta la nostra infermità. Ec-colo venduto, dato in balìa a’suoi nemici, trascinato datribunale in tribunale, ludibrio ad una vii plebe e ad unasfrenata soldatesca, schiaffeggiato, deriso, vergheggiato, scher-nevolmente adorno d’un manto di porpora, d’una coronadi spine, d’uno scettro di canna. E in tale stato il mini-stro del Popolo Re io presenta al mondo, e grida: EccoPUomo !
Sì, ecco l’uomo in tutta la sua miseria, in tutta la suafiacchezza, nei patimenti del corpo, nelle angoscie dell’ a-tìiina, nel cordoglio e nell’abbandono, tra l’ignomìnia o loscherno, nelle vanità delle sue grandezze, nel tormento dellesue pompe, che non ricoprono altro che piaghe, nell’agoniadel suo potere, nel nulla della sua vita. È questo dunque