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Cessan gl’inni e i misteri beali,
Fra cui scende per mistica via,
Sotto l’ombra dei pani mutati,L’Ostia viva di pace e d’amor.
S’ode un carme: l’intento IsaiaProferì questo sacro lamentoIn quel dì che un divino^ spaventoGli affannava il fatidico cor.
Di chi parli o veggente, di Giuda ?
Chi è costui che dinanzi all’ EternoSpunterà come tallo da nuda '.Terra , lunge da fonte vita!?
Questo fiacco pasciuto di scherno,.Che la faccia si copre d’ un velo,Come fosse un percosso dal Cielo,
Il novissimo d’ogni mortai?
Egli è il Giusto che i vili han trafitto,Ma tacente, ma senza tenzone;
Egli è il Giusto; e di tutti il delittoIl Signor sul suo capo versò.
Egli è il Santo, il predetto Sansone,Che morendo francheggia Israele ,
Che volente la sposa infedeleLa fortissima chioma lasciò.
Quel che siede sui cerchi divini,
E d’Adamo si fece figliolo,
Nè sdegnò coi fratelli tapiniIl funesto retaggio partir,
Volle Fonte, e ne l’anima il duoloE le angosce di morte sentire,
E il terror che seconda il fallire,
Ei che mai non conobbe il fallir.