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La repulsa al suo prego sommesso,L’abbandono del Padre sostenne:
Oh spavento ! l’orribile amplessoD’un amico spergiuro soffrì.
Ma simile quell’alma divenneA la notte dell’uomo omicida:
Di quel sangue sol ode le grida,
E s’accorge che sangue tradì.
Oh spavento! lo stuol dei beffardiBaldo insulta a quel volto divino,Ove intender non osan gli sguardiGl’incolpabili figli del Ciel.
Come l’ebro desidera il vino,
Ne le offese quell’odio s’ irrita,
E al maggior de' delitti gl’ incitaDel delitto la gioja crudel.
Ma chi fosse quel tacito reo,
Che dinanzi al suo seggio profanoStrascinava il protervo Giudeo,
Come vittima innanzi a l’aitar,
Non lo seppe il superbo Romano :
Ma fe’ stima il deliro potente,
Che giovasse col sangue innocenteLa sua vii sicurtade comprar.
Su nel cielo in sua doglia raccoltoGiunse il suono d’ un prego esecratoI celesti copersero il volto :
Disse Iddio: Qual chiedete sarà.
E quel sangue dai padri imprecatoSu la misera prole ancor cade,
Che mutata d’etade in etade,
Scosso ancor dal suo capo non l’ha.