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Ecco appena sul letto nefandoQuell’afflitto depose la fronte,
E un altissimo grido levando,
Il supremo sospiro mandò,
Gli uccisori esultanti in sul monteDi Dio l’ira già grande minaccia :
Già da l’ardue vedette s’affaccia,
Quasi accenni : Fra poco verrò.
0 gran Padre! per Lui che s’immola,
Taccia alfine quell’ira tremenda;
E dei ciechi l’insana parolaVolgi in meglio, pietoso Signor.
Sì, quel sangue sovr'essi discenda,.
Ma sia pioggia di mite lavacro:
Tutti errammo: di tutti quel sacroSanto sangue cancelli 1’error.
E tu, Madre, che immota vedestiUn tal Figlio morir su la croce,
Per noi prega, o Regina dei mesti,
Che il possiamo in sua gloria veder;
Che i dolori, onde il secolo atroceFa dei buoni più tristo 1’ esiglio,
Misti al santo patir del tuo Figlio,.
Ci sien pegno d’eterno goder.
La Risurrezione.
Lo sgomento invade i discepoli suoi, mondanamente giu-dicatili le cose dall’evento: talché ascosi non fidano chenell’obblio, piangono sull’estinto maestro, finché, come aveapromesso, risorge, e salito al padre, manda lo spirito divinoche tramuta i timidi ed ignoranti pescatori di Galilea inintrepidi dottori, che vestiti della forza di lassù, obbedendQ^