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Oh quante volte il giornoInsultai col desìo del tuo ritorno!
L’ore in oscuro ammanto,
E con viole ai crini,
T’imbrigliavano intanto
I destrieri divini,
E su l’apparecchiata argentea biga
II silenzio salìa tue fido auriga.
Perchè sola ti vede,
Sola l’ignaro vulgo in ciel ti crede;
Ma il Riposo, la Calma,
Del meditar Vaghezza,
Ogni piacer dell’ alma,
La gioconda Tristezza,
E la pietà con dolce stilla all’occhio.
Ti stanno taciturne intorno al cocchio.
Cieco io divenga, s’ioDi levare a te lascio il guardo mio;
0 che in cammin notturno,
Per fosca ombrata sponda,
Vegga il tuo viso eburnoSplender tra fronda e fronda,
0 sieda in riva di tranquillo fiumeChe Tonde sue rincrespi entro il tuo lume.«
Meglio, se in riva a un lago,
Custode più fedel della tua imago,
Talor quell’onda blandaTuo specchio, li consiglia,
Quando la tua ghirlandaDi ligustro e giunchiglia,
Se turbolla per via rapido vento,
Tu ricomponi colla man d’argento.