I/arpe ai salici sospese,^
Noi cessammo i canti, i suoni,'Un sol lutto si comprese,
Solo un gemito s’udì.
Ma gli estranei, che prigioniQui ci Ilari tratti a tanti stenti,Ne richiesero insolentiLa canzon de’ lieti dì.
« Orsù un inno ci cantale,
Alcun vostro inno di festa,
Un di quei che intonavateDi S'ionne pei senlier.
Ahi! ma chi vorrà su questaStrania terra di doloreRidir gl’ inni del Signore,Gl’inni patrj allo stranier? »
0 mia Solima! se maiT’obliassi, o s’allra in coreNova gioja de’ miei guaiMi venisse a consolar;
Sia gravata di torporeQuesta man, la lingua miaAlle fauci appresa sia,
Nè più possa inno cantar ;
Ma se fia che un giorno ancoraA S'ion di grazia spunti,
0 Signor, li membra allorI suoi barbari oppressor,
Che gridare insiem congiunti:
« Sion cada ; a terra, a terraL’ ampia mura che la serra ;Tutto struggi, o vincitore.