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Trista te, cruda Babele!
Un verrà che i mali tutti (i)
Sul tuo capo verserà!
Oh qual dì d’immensi lutti,
Quando ei fino i pargolettiDelle madri svelti ai petti,
Contro i sassi schiaceerà !
Salmo CXA'Xrh
Gli Egizj.
Noi ci facciamo a parlar d’una terra che, secondo ciò'che si narra della sua antichità,, delle sue arti c delle sueistituzioni politiche, dopo aver esercitato le congetture deifilosofi, ci appare come un enigma del mondo primitivo.La voce che dall’alto de’suoi lontani destini ci parla, èquella delle sue rovine, dello sue immense piramidi, deisuoi obelischi, delle sue catacombe, di tante reliquie dicanali, di città, di colonne e di templi, clic, coi loro gero-glifici, dopo aver veduto il decadimento del mondo antico,l'anno ancor maravigliare i viaggiatori moderni. Qual popo-lazione, quali arti, qual governo, soprattutto quale stranogenio diè mano a scavare e a sovrappor r una all’altra que-ste rocce; a disegnare e a scolpire statue d’animali perseppellirle come esseri sacri; a. cerchiare di massi l’ombrede’ morti, e in tanti svariati modi, eternar sulla pietra lospirito dell’egizio sacerdozio? Qui fendon le nubi, là giac-ciono sull’arena tutte siffatte misteriose reliquie che pro-pongono ai secoli un problema eterno.
Alcune però di queste opere si spiegano da sè mede-sime, come a dire i canali, le dighe, le catacombe. I ci-
ti) Profezia dotta venula ili Ciro che distrusse il regno di Bahiitmià-.