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madre. Quindi, feroce anche negli amori, fece insanguinareil talamo con la strage della sua consorte, per farvi giacerealtra più amata donna che poi egli medesimo spense conle sue mani. Tale spaventevole fiera ben tre lustri versò ilsangue romano a torrenti. Come mai il cieco destino innal-zava al trono quelli, che appena erano meritevoli di servirecol dorso incurvato per isgabello a buon monarea! Vi fuin questa reggia tal despota (Domiziano ), il quale, mentrei nemici perturbavano in ogni parte l’imperio con guerreformidabili, stava nelle dorate stanze, lungi da pericoli il-lustri, trastullandosi a dadi e a cogliere mosche; ed altrodi lui successore (Commodo ), racchiuso pure in questo al-bergo, empieva la città di supplizj, lasciando le cure del-l’imperio all’esercito, il quale ornai non combatteva piùco’nemici, ma co’Romani. Altro atrocissimo tiranno fuCaracalla, pure ne’ tempi sanguinosi de’quali or io ragiono,il quale tentò più volte di uccidere suo padre per regnareanticipatamente, e quindi in trono spense la moglie, e disua mano in braccio della madre comune un suo fratellostesso, a cui quel palpitante seno non fu scampo dal fra-tricida. Dopo il quale una trista fortuna collocò sul trpnoun adolescente sacerdote del Sole (Eliogdbalo). Egli consanguinoso culto fece svenare per vittime a quell’astromolti giovani scelti fra’ più illustri dell'Italia tutta. Quindila natura, quasi stanca di produrre mostri in diadema,diede lo scettro ad un giovanetto (Alessandro), che nutrivanegli ampi giardini della reggia ventimila uccelli per trat-tenimento puerile. In tal modo questo imperio, il qualeera sialo riverito, mirabile, tremendo, divenne bersaglio de-gli scherni, ludibrio delle genti, e trastullo de’ tiranni.
Così, per ben due secoli e mezzo dopo la distruzionedella Repubblica , il letargo di servitù oppresse i Quiriti.Intanto le straniere genti perturbavano in ogni parte i con-fini dell’imperio, ed erano prossime a prorompere in quellicome torrente inondatore. Spregiala la disciplina delle armi,