= 163 =
Al gran piacer che quella prima vistaDolcemente spirò nell'altrui petto,
Alta conlrizion successe, mistaDi timoroso e riverente affetto :
Osano appena d’innalzar la vistaVèr la città, di Cristo albergo eletto,
Dove morì, dove sepolto fue,
Dove poi rivestì le membra sue.
Sommessi accenti e tacite parole,
Rotti singulti e flebili sospiri.
Della gente che in un s’allegra e duole,
Fan che per l’aria un mormorio s’aggiri,
Qual nelle folte selve udir si suole,
Se avvien che tra le frondi il vento spiri;
0 quale infra gli scogli o presso ai lidiSibila il mar percosso in rauchi stridi.
Nudo ciascuno il piè calca il sentiero;
Chè l’esempio de’duci ogn’altro move;
Serico fregio o d’ór, piuma o cimieroSuperbo, dal suo capo ognun rimove,
Ed insieme del cor l’abito alteroDepone, e calde e pie lagrime piove:
Pur, quasi al pianto abbia la via rinchiusa,
Così parlando, ognun sè stesso accusa:
— Dunque ove tu, Signor di mille riviSanguinosi il terren lasciasti asperso.
D’amaro pianto almen duo fonti viviIn sì acerba memoria oggi io non verso?Agghiacciato mio cor, chè non deriviPer gli occhi, e stilli in lagrime converso?
Duro mio cor, chè non ti spetri e frangi?Pianger ben merti ognor s’ora non piangi.