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Qui trafitte matrone e là cadentiVecchi miri nel fango strascinati,
Vergini e spose, che, per far clementi1 pellegrin di Cristo ed i soldati,
Gli abbraccian carezzose, e lascivientiBacian quei truci ceffi insanguinali;
E qual, nudata il petto, nella polveAi lor piè scongiurando si provolve...
L’ultimo raggio intanto erasi spentoSulle vette del Moria clamorose,
E la notte in un tacito spaventoCupa, arcana sopia tutte le cose;
Cessali le strida, un languido lamentoOccupa sol le strade dolorose,
Un rammarico stanco, un gemer fioco,Che pur vassi spegnendo a poco a poco.
Ma dall’occaso il Golgota splendenteDi mille e mille faci in lontananza,Chiaro più sempre risonar si senteDi cantici solenni d’esultanza:
Da tutte parti la crociata genteIvi s’alfretta a visitar la stanzaChe il monumento glorioso serra,
Termine e guiderdon di tanta guerra.
Dalla strage in che s’ erano tuffatiDetersi, le sanguigne armi deposte,
Stansi alla tomba di Gesù prostratiDi cener sparsi i principi dell’oste:Fanciulli, pel legrin, donne e soldatiTengono il vasto tempio, e dalle imposteSpalancate vi han pur gli sguardi intentiLe stivale al di fuor lontane genti.
Di prieghi, di singhiozzi e di sospiriSuonan le lunghe vòlte in ogni canto:Fatti di gaudio e di pietà deliriGridan alcuni al soverchiar del pianto;Moversi lentamente alcuni miriA fatica qua e là pel terren santo,Reggendo delle gomita carponeE dei ginocchi ignude le persone.