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i)' Erode allor la porta si spalanca,
Ch'indi non lunge ad acquilon risponde;Yi si versa a furor la gente franca,
Qual fiume che sfondate abbia le spondeCavalieri e pedoni a destra e a mancaSeco travolge il vortice e nasconde:
La turba che si spinge in tanta pressaImpedimento e offesa era a sè stessa.
Chi soffocato nella calca resta,
Chi cade all’ incalzar de’ sorveglienti,
E la torma forzata lo calpestaSenza che mai tant’impeto s’allenti:
Sulla folla i cavalli ergon la testaE i più vicini afferrano co' denti,
0 con aperta bocca e affranta lenaAllernan l’affannalo alito appena.
Per la città la piena ruinosa
Del campo vineilor spandesi intanto,
E non è parte che rimanga ascosaDella cruda ricerca al furor santo:
Di cadaveri ingombra e sanguinosaOgni casa, ogni via suona di pianto;
Pei ciechi palchi, sotto agli ampli tettiTrafugano le madri i pargoletti.
Errano istupiditi alla ventura
I vinti in cerca delTamato ostello.
Vòlta ai parenti la suprema curaSe possan torli al rabido macello;
Ma i Franchi, innanzi alle occupale muraSotto agli occhi del padre e del fratelloStridendo i figliuoletti e la consorteLi danno imbelli e sopraffatti a morte.
Piomban dalle finestre per la via
Qua e là bambini, o morti o tramortiti,Che il vincitor feroce rinvenìaSeguendo il suon dei pavidi vagiti;
Urlar le madri ascolti, e tuttaviaCercar de’ corpi sfracellati e triti,
Che nel delirio dell’illuso affettoSi stringon freddi e sanguinosi al petto.