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me, e ciascuno avea un forte castello l’uno incontro all’al-tro, cbe l’uno si chiamava Guelfo, e l’altro Ghibellino; edurò tanto la detta guerra, che tutti gli Alemanni se ne par-tirono, e l’uno tenea una parte e l’altro l’altra; eziandioinfino in Corte di Roma n’andò la detta quistione, e tuttala Corte ne prese parte, e Cuna si chiamava quella diGuelfo, l’altra quella di Ghibellino, e così rimasono inItalia i detti nomi.
S’ ode a destra uno squillo di tromba ;
A sinistra risponde uno squillo :
D’ambo i lati calpesto rimbombaDi cavalli e da fanti il terreo.
Quinci sponta per l’aria un vessillo ; ■Quindi un altro s’avanza spiegato :
Ecco appare un drappello schierato:Ecco un altro che incontro gli vien.
Già di mezzo sparito è il terreno;
Già le spade respingon le spade;
L’un dell’altro le immerge nel seno,Gronda il sangue, raddoppia il ferir. —Chi son essi? Alle belle contradeQual ne venne straniero a far guerra?Qual è quei che ha giurato la terraDove nacque far salva o morir ? : —
D'una terra son tutti: un linguaggioParlan lutti: fratelli li diceLo straniero: il comune lignaggioA ognun d’essi dal volto traspar.
Questa terra fu a tutti nudrice.
Questa terra, di sangue ora intrisa.
Che natura dall’altre ha divisa,
E ricinta coll’Alpe e col mar.