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Ahi! qual d’essi il sacrilego brandoTrasse il primo il fratello a ferire?
Oh terrori Del conflitto esecrandoLa cagione esecranda qual è ? —
Non la sanno : a dar morte, a morireQui senz’ ira ognun d’essi è venuto,
E venduto ad un duce venduto,
Con lui pugna, e non chiede il perchè
Ahi sventura! Ma spose non hanno,
Non han madri gli stolti guerrieri ?Perchè tutti i lor cari non vannoDall’ignobile campo a strappar?
E i vegliardi, che ai casti pensieriDella tomba già schiudon la mente,.Chè non tentan la turba furenteCon prudenti parole placar? —
Come assiso talvolta il villanoSulla porta del cheto abituro,
Segna il nembo che scende lontanoSovra i campi che arali ei non ha ;Così udresti ciascun, che sicuroVede lungi le armate coorti,
Raccontar le migliaja de’morti,
’’ E la pietà dell’arse città.
Là, pendenti dal labbro maternoVedi i figli che imparano intentiA distinguer con nomi di schernoQuei che andranno ad uccidere un diQui le donne alle veglie lucentiDei monili far pompa e dei cinti,
Che alle donne diserte de'vintiIl marito o ramante rapì. —
Ahi sventura, sventura, sventura!
Già la terra è coperta d’ uccisi ;
Tutta è sangue la vasta pianura;Cresce il grido, raddoppia il furor.
Ma negli ordini manchi e divisiMal si regge, già cede una schiera,Già nel volgo, ohe vincer dispera.Della vita rinasce l’amor.