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Così l’eroe nocchier pensa, ed abbatteI paventati d’ Ercole pilastri (1),
Saluta novelli astri,
E di nuove tempeste ode il ruggito.
Veggon le stupefatteGenti dell’orbe ascosoLo stranier portentoso.
Ei riede; e mostra i suoi tesori arditoAll’ Europa, che il beffa ancor sul lito (2).
G. Pai-ini.
Il Colombo ed il Galilei.
Noi ricerchiamo le miserie dei tempi remoti, o in parteoscuri: bastano troppo le memorie vive e lampeggianti del-l’età più vicine. Furono poco ingrate, furono tollerabilmenteatroci a chi più dovevano adorare, iddii benefici comunquemortali ? Di tanti nomi gloriosissimi e infelicissimi toccheròsoli due, ai quali niuno oserebbe porsi innanzi. Qual vitai nostri antenati fabbricarono a te, Galileo Galilei, a teCristoforo Colombo ? L’immensità del Fiorentino può esseresolo compresa da non molti sapienti; la grandezza del Ge-novese può essere sentita anche dal popolo. Pesate i bene-fici, pesate la ricompensa. Vi pare che dai possessori dellapotenza fosse ben giudicato, dagl’ invidiosi della fortunapoco patisse, catenato sul mare, mendicante in Siviglia , iltrovatore di un mondo? Vi pare che al creatore di un mondointellettuale nuovissimo, cui niuno potrà imporre termini,e che ogni di va per lui dilatandosi, fossero assai benignigl’ipocriti e inesorabili e sempre impuniti nemici della ra-ti) Abiti e Calpe , come si notò altrove.
(2) il Colombo dovette infiniti ostacoli snperare per ottenere d’impren-dere la maravigliasa sua navigazione ; e venne assai mal rimeritato dallaSpagna del dono che le fece d’un nuovo mondo, perchè, bersagliato dall’ in-vidia, fu per ben due volte messo in catene. Lèggano i giovinetti la bellavita che del Colombo recentemente scrisse t’ americano Washington Irving .