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Carlo V Imperatore,e Francesco I Re di Francia.
Come l’uno e l’altro fu grandemente desideroso d’im-perio e di gloria, così per vie alquanto diverse cammina-rono a questo 1-or fine. Era in Cesare grande accortezza esagacità, maturo consiglio, gravità ne’ negozj, somma pa-zienza e perseveranza: con le quali arti sapeva ed aspettareropportunità dei tempi e dell’occasioni, ed usarle con gran-dissimo suo profitto. Ma in Francesco riluceva una certamagnanimità d’animo, per la quale facilmente sì movevaad abbracciare qualunque cosa che apportar gli potesse laudedi generosità, ed onor di guerra; desiderava di superare ilnemico più con vero valore, che con avvantaggi ed insidie;il volto e le parole erano certi indizj de’ suoi più secretipensieri. A Cesare erano cari gli uomini d’ingegno astutoe militare: le parole erano scarse, profondissimi i suoi pen-sieri ; ardeva l’animo suo d’ambizione ardentissima, ma nonmolto palese; sforzandosi sempre, sotto apparenza d’onestà,d’interessi comuni, di coprire i desiderj della propria suagrandezza. Ma Francesco favoriva ed abbracciava, con ine- 'lstimabile liberalità, generalmente tutti quelli ne’-quali co-nosceva, in qualunque professione, eccellenza d'ingegno; af-fettava laude d’eloquenza, d’affabilità, d’umanità, di libe-ralità: e principalmente si mostrava bramoso di gloria diguerra : nè questo suo desiderio nascondeva ; ma io paroleed in fatti (volendo egli stesso ritrovarsi negli eserciti) aprivala sua volontà ed i suoi pensieri.
P. Partila.