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Tal su quell' alma il cumuloDelle memorie scese:
Oh! quante volte ai posteriNarrar sè stesso imprese,
E sulle eterne pagineCadde la stanca man !
Oh ! quante volte al tacitoMorir d’un giorno inerte,Chinati i rai fulminei,
Le braccia al sen conserte,Stette, e dei dì che furonoL’assalse il sovvenir!
Ei ripensò le mobiliTende e i percossi valli,
Il lampo de’ manipoli,
E l’onda de’ cavalli,
Il concitato imperio,
E il celere obbedir.
Ahi! forse a tanto strazioCadde lo spirto anelo,
E disperò; ma validaVenne una man dal cielo,Che in più spirabil aerePietosa il trasportò;
E l’avviò sui floridiSentier della speranza.
Ai campi eterni, al premioChe i desiderj avanza,
Ov’è silenzio e tenebreLa gloria che passò.
Bella, immortai, beneficaFede, ai trionfi avvezza,Scrivi ancor questo, allegratiChè più superba altezzaAl disonor del GolgotaGiammai non si chinò.