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Non fu la freccia di Tello nè il coltello di Camogascoche recise il nodo della servitù in Elvezia ; nè fu a S. Ja-copo o sulla landa della Malseraida che si conquistò l’in-dipendenza federale. Furono cinquecento gli anni di conti-nua lotta per l’interna libertà e per l’indipendenza esterna.E gli uomini del Grutli e della quercia di Trunsio diederosoltanto il segnale della sacrosanta guerra.
Da che l’esempio dell’altrui corruttela distolse Uri dallasua giusta via, niuno dei federati arrossì di scimiare gliespulsi feudatarj e ministri, e volle piuttosto acquistar sud-diti e servi che liberi concittadini. A Slanzo ov’ era loroapparso il benedetto Nicolò di Flue, si fecero l’uno all’al-tro sicurtà di perpetuo dominio sul popolo in caso che re-sistesse. E quando Togghenborgo chiese di potersi riscattare,rigettarono quella onorata offerta. Pretendevano libertà persé, e la negavano ai loro soggetti. Onde la virtù di questie il sapere e la crescente ricchezza parve loro più terribileche l’aperta guerra dei ribelli.
Ma il vile interesse doveva rompere alla fine quei vin-coli eh’ egli stesso aveva formato. Tosto il mondo vide conistupore gli Svizzeri conculcare e tradire ciò che li aveva,resi polenti e gloriosi : la perpetua lega e la concordia. Icantoni obliarono la primiera affezione, s’abbaruffarono co-me gente nemica, e seguirono i consigli dello straniero. Icampioni della libertà elemosinarono dai re le collane d’oro.
I parchi figli delle Alpi fecero baratto d’oro e di regalicoi loro suffragi nei comizj e co) sangue del popolo pro-digato su ignote campagne. La virile sapienza dei magistraliantichi s’intiSichì in meticulosa ragione di stato. La patriastessa divenne un secreto pei cittadini. Così, mentre i go-verni si alienavano dai popoli, i popoli si disamoravano dei