f v
« 'AI
i^&i
Il i° agosto è la festa della fratellanza civile. Dinanzi all’ altare dellaPatria cadono le insegne dei partiti, svaniscono i simboli delle setta, tacionoi dissidi delle classi. Dice la Patria ai figli : « Voi vi combattete, ma nonsiete nemici ; il danno di una parte si ripercuote inesorabilmente sull’altra.Voi non dovete contrastarvi che quel tanto che è necessario per inten-dervi. Le vostre sorti sono solidali ». Così parla il nume della Patria. Eil mònito solenne scende provvido sui rancori partigiani e intesse l’arco-baleno sui solchi della discordia civile.
Oggi questa voce è in tutti i cuori. Quattro popoli diversi palpitanodi una medesima fedq, di uno stesso ideale. Dalle Alpi e dal Giura glisguardi convergono alla terra dell’oracolo elvetico , al praticello del Rullimolle di verzura nello squallore delle rupi erte sul lago, erte nel cielo ; ein quattro favelle diverse risuona l’inno augurale alla Patria.
Salute, Elvezia !
Tuoi prodi figli,
Màrat , Sa?i JacopoNon obliar.
L’ora è divina. Corre l’augurio per le convalli elvetiche, s’intrecciadi campanile in campanile, guadagna ogni speco di monte, ogni vano dicielo. Percossa, la fienatrice del bosco lascia cadere il mannello dell’erbaal suolo, e facendosi tromba della mano alla bocca lancia nell’aria il lungoquerulo trillo della sua voce ; e il pastore dell’alpe, smesso il rustico col-tello e l’intaglio del capriccioso arabesco nella superficie ribelle del bastone,dà fiato alla rauca tromba di legno, e soffia forte come Rolando nell’oli-fante. La sera fiamme di gioia salgono dalle cime.
EMILIO BONTÀ.