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governi. Nessuno stato perì giammai per troppa virtù. El'antica lega degli Svizzeri soggiacque al peso di mille vizj.
Se non che il Dio dei padri vigilava nella sua infinitaclemenza sui figli. E come dai nembi minacciosi la pioggiafecondatrice, uscì dall’universale sovvertimento ia libertàdi tutte le genti svizzere. E ora (ciò che non era ancoraavvenuto) su una superficie di circa rpiattordici mila migliaquadrate italiane stanno più che due milioni e mezzo d’abitan-ti, compartiti in ventidue repubbliche lutti in seno di egualelibertà. E vero che a Ironie dei regnanti della terra anchela più poterle delle ventidue repubbliche federale è debolee sproporzhin^i. Ma anche la minima d’esse, collegata collealtre diventa insuperabile, finché ogni federato paventa menouna nuova giornata di Grandson o di Morato o di Erastenz,che le fraudi e l’oro di uno Zoppi o di un vescovo Scinner.
Non viene dalla Germania nè- dal l'Italia il nemico dicui un’anima svizzera debbe tremare. Il più terribile in-sidiatore della libertà e della indipendenza, se verrà giam-mai, sorgerà di mezzo a noi stessi. Ma gl’imprimeremo sullafronte un segnale, al quale ognuno lo potrà ravvisare. —Egli è colui che preferisce il lustro del suo cantone allaimmortal gloria delia lega comune, e fi transitorio inte-resse di sé e de’ suoi al pubblico bene. — E colui cheteme la spada che sta al fianco della gente libera, e nonle melate parole e i favori dei re e dei loro inviali. — Ecolui che va ripetendo: «Imponete silenzio ai giornali einciampi agli istitutori della gioventù; collocate il vostrodenaro ad interesse, e non impiegatelo -in armi ed arma-menti ; chiudete la sala del consiglio e non lasciale udireal popolo ciò che vi facciamo; così potremo forse ridivenire■signori e padroni, e gli sciocchi ci serviranno». — E coluiche semina diffidenza fra le città e le ville; rancori tracattolici e riformati; divisioni fra cantone e cantone, e ri-conduce fra aoi quella sonnolenza dell’ egoismo, quelle am-bizioni di famiglia, quella vanagloria della nascita, e tutta