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TEMPI PRIMITIVI.
Siccome le popolazioni alpestri non possede-vano località adatte a formare il capoluogo diuna divisione amministrativa, esse furono postesotto la giurisdizione delle autorità della valledel Po, e il Ticino e la Mesolciina furono attri-buiti a Como . Però si osserva che solo la partemeridionale del Cantone fu realmente romaniz-zata : là si trovano le sole località conosciute :Chiasso , Stabio , Riva S. Vitale . Tuttavia, ancheLocamo dovette essere un centro importante,poiché vi si trovarono tombe ricche di vasi diArezzo e di oggetti di vetro. Nel resto del Ticino si trovano tombe indigene nelle quali gli oggettiimportati si mescolano coi tipi locali: è il caso diGiubiasco . Questa necropoli ci ha dato pure al-cune sepolture contenenti caschi di bronzo o diferro che datano dall’ epoca di Augusto e deisuoi immediati successori. Sono, evidentemente,tombe di capi indigeni, nelle quali le armi delluogo sono unite alle armi romane. I caschi sonodi tipo molto vario e denotano molteplice pro-venienza. Vi è un casco gallico di ferro ; vi sonocaschi di bronzo senza dubbio d’origine italiana;un casco in ferro di legionario romano ; caschidi bronzo derivati da modello etrusco del V se-colo. Le armi sono lance in ferro, spade galliche,
un gladio romano, scudi gallici con piastra me-tallica centrale, detti umbo.
Come spiegare questa mescolanza d’armi ete-rogenee? È poco probabile che i Romani abbianopermesso alle popolazioni da poco sottomesse diconservare le loro armi. Vi è però una spiega-zione. Per difendere la strada contro gli attac-chi dei briganti e degli abitanti delle alte vallateancora non sottomesse, i Romani devono avercostituito una milizia locale composta degli uo-mini migliori e più fidati, posti sotto gli ordinidi capi indigeni che potevano conservare le loroarmi personali.
Durante i primi due secoli, la strada del San Bernardino aveva conservato tutta la sua impor-tanza, e il traffico era vasto e rimunerativo. Perciò la necropoli di Giubiasco continuò a riceverele spoglie degli abitatori della regione fino all’ e-poca di Marc’Aurelio . Ma è probabile che fin dalIII secolo, divenuta sempre più malsicura, questavia sia stata abbandonata ; vennero frequentatequelle del Gran San Bernardo e del Brennero ,mentre le popolazioni della valle del Ticino edella Moesa cadevano nella povertà e in unanuova barbarie Q.
1. Fine della dominazione romana nell’El-vezia. —- Invasione dei Germani. — Nel III
secolo comincia il movimento generale dei po-poli germanici, conosciuto sotto il nome dimigrazione dei popoli o invasione dei barbari.Erano chiamati barbari i popoli che non ap-partenevano alil’impero romano.
Delle numerose tribù che dalle bocche delReno a quelle del Danubio invasero il territo-rio dell’impero romano tre solamente ebberouna parte notevole nella storia del nostropaese : gli Alemanni , i Burgundi ed i Fran chi , che i Romani chiamavano i Germani .
I Germani erano tutti quanti guerrieri e vo-levano impadronirsi delle terre ricche e fer-tili dell’impero romano. Gli eserciti romani
1) Doti. D. VioUier • Op. cit.
riuscirono per lungo tempo ad arrestare laloro invasione ; ma, finalmente, i Germani ,forzando il passaggio, irruppero nelle posses-sioni dell’ Impero.
Le legioni romane difesero il paese per lun-go tempo, costruendo anche delle fortezze lun-go il Reno , l’una delle quali diede poi originealla città di Basilea ; ma dovettero alla fine ri-tirarsi in Italia , abbandonando l’Elvezia alproprio destino.
Quest’ invasione non avvenne però tutta inuna volta ; 60 anni dopo lil ritiro delle legioniper opera di Stilicone . le popolazioni germa-niche sopraggiunsero 1’ una dopo 1’ altra, gra-datamente, e si stabilirono in tempi diversinelle varie partii dell’ impero romano.
2. Gli Alemanni. — Il primo popolo ger-manico che invase l’Elvezia romana fu quellodegli Alemanni , razza di guerrieri che depre-