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Tomo I.
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campestri, ebbero essi F avvedutezza d’ introdurle nellaloro agricoltura. Tanto almeno si deve dedurre da quel-1’ alla stima, che sulla fede degli storici acquistato essaaveva presso ai Romani , (t)

CAPITOLO II.

Agricoltura dei Romani, ossia dell’ età di mezzo .

Noi ar riviamo qui ad un’ epoca dell’ agricoltura antica,ov’essa comincia ad avere degli annali più autentici : spa-riscono dalla sua storia le congliietture, nè ci si presen-tano altro, che quasi tulli fatti.

Gli storici principali dell’agricoltura romana sono: Ca-tone, Varrone, Columella , “Virgilio, Plinio, Palladio, ec.Essi entrano nelle più minute particolarità in tutte le ca-tegorie di quest’ arte, ed essi i mallevadori sono di queifatti, che noi qui intendiamo di riportare.

Sembra certo, che il popolo soggetto alle leggi di Ro-molo era nel suo principio una ciurma di masnadieri e dischiavi, che avevano scosso ogni giogo. Giova anche ilcredere, clic tutto il rimanente deli’ Italia ben poco fosseallora avanzato nella civilizzazione, poiché nota non viera ancora F arte di fare il pane, c Ruma, successore diRomolo , fu il primo, che apprese ai Romani a cuocere igrani ed a mangiarli come la polenta.

Seguire noi però non vogliamo la loro agricoltura intutte le gradazioni da lei percorse per arrivare al suo piùRorido stato, perchè i suoi progressi avanzarsi necessaria-mente dovevano con quelli della civilizzazione, come intutte le società nascenti.

Noi la prenderemo in vece nel suo più allo grado diprosperità e ne disegneremo il quadro, come si trova neigeoponici antichi, o piuttosto come ce lo ha dato Rozier,completandolo con una succinta esposizione delle cause,

(i) Nella presa di Cartagine , tutti i libri di quelle bibliotecheregalati furono ai principi amici di Roma , conservando essa perse soltanto i ventotto libri d’ agricoltura del capitano Magone,di cui la traduzione, commessa a Decio Stilano, fu in seguitoper lungo tempo gelosamente custodita con unito 1’ originale.

.Ekcxclop. AgriCOL.