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Tomo I.
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vicini, e sconosciuto era a Roma il diritto del pascologirovago.

Moltiplicati vennero i mercati, le fiere, ed era vietatoperfino di tenere in quei giorni verun’ assemblea, per nondistrarre il coltivatore. Le strade maestre ben mantenu-te facilitavano il trasporto delle derrate ; la libertà chia-mava il concorso, ed il concorso assicurava il consumoad un’ infinita popolazione raccolta nella capitale.

I Romani in somma nessuna occasione mai trascuraro-no di raccogliere presso gli esteri, e di naturalizzare fraloro tutte le cognizioni ed operazioni capaci di perfezio-nare la propria agricoltura; questi furono i mezzi mara--vigliosi da essi impiegati, per metterne in attività queiprogressi e vantaggiosi effetti, che si svilupparono cin-quecent’anni dopo la fondazione di Roma , rendendosi intal circostanza specialmente rimarcabile 1’ osservazione, chele migliori istituzioni a tal uopo immaginate e stabilitefurono dai suoi primi Re. Lunga però non fu l’epoca diquesta ridente prosperità dell’ agricoltura romana. L’ am-bizione di sollevarsi alle prime cariche della repubblica,per governarla, era già subentrata in alcuni Romani aldisinteressato amor della patria, ed al pacifico diletto deilavori campestri. Cominciarono essi dall’eccitare una fu-nesta discordia fra il senato ed il popolo, lusingando lamoltitudine con una nuova ripartizione delle terre, e pro-mettendo una distribuzione di grani a prezzi più bassi,col patto di essere nominati da essa ai posti da loro va-gheggiati.

Questi mezzi di corruzione erano proprj specialmentead avvilire i coltivatori, privandoli della giusta mercededovuta alle loro fatiche, in forza della tassa arbitraria im-posta alle loro granaglie, e siccome queste distribuzionidiventavano in mano dei sediziosi delle armi quasi sem-pre vittoriose, così accadeva, eh’ esse venivano ripetutesovente.

Si videro in seguito questi ambiziosi proporre sfaccia-tamente, e far dichiarare delle guerre, nella sola inten-zione di ottenere il comando degli eserciti, o per allon-tanare dalla metropoli chi poteva servire d’ ombra e diostacolo ai loro avanzamenti ; ma lo stratagemma più fa-tale, che diede l’ultima scossa ai costumi ruslicali deiRomani, fu la speranza di rendersi dominatori dell’ uni-verso. Da quel punto essi non respiravano, che per la