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Tomo I.
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gloria militare; tutte le risorse della repubblica s’ impie-garono unicamente a levare ed alimentare le legioni, percui le braccia tolte venivano all’ agricoltura; F ammini-strazione delle terre affidata venne agli schiavi, ovveroaffittata ai liberti; contribuzioni d’ ogni specie impostefurono sulle terre e sui loro prodotti, e riscosse coll’ ar-bitrio il più ributtante ; gli agricoltori vilipesi furono, an-gustiati ed oppressi, per cui, abbandonata la coltivazionedelle terre, si limitarono essi a quella degli orti e ver-zieri, ed i lavori della campagna perdettero così tutta laprima loro estimazione. Le istituzioni, le leggi favorevoliall’ agricoltura non erano per verità state abolite, ma lapubblica opinione si era totalmente cangiata.

Ad onta di queste disgrazie dell’ agricoltura, la repub-blica romana si avanzava a gran passo verso la monar-chia universale, e 1’ oro, l’argento, le gioje dei popolivinti, tutto si trasportava nella metropoli del mondo. Que-ste così introdotte prodigiose ricchezze nascer fecero lapassione del lusso, la sete degli onori, terminando cosidi corrompere i costumi ; ed i Romani, pervenuti all’ api-ce della loro gloria, ma degenerati ed ammolliti, non co-nobbero più in appresso, che due principali bisogni: pa-ne e spettacoli-, quest’era il prezzo della tranquillità po-polare. Non essendo però la loro agricoltura più in istatodi supplire al primo di questi bisogni, convenne allora,come dice Columella, ricorrere alle nazioni estere perprocurarsi del pane.

Invano gl’ imperatori successori di Augusto profonde-vano i loro tesori in grandiosi acquisti di grani, invanoPertinace, Aureliano, Costantino, Valentiniano, Teodosio ed Arcadio tentarono di richiamare in vigore, o di crea-re nuove leggi, intese a far rinascere i bei giorni dellaromana agricoltura; essa era di già troppo discreditatanella pubblica opinione ; nè più. esercitata era con quellaintelligenza, a cui dovette un tempo tutta la sua prospe-rità, ed il suolo italiano , tanto per lo innanzi ubertoso,era diventato infecondo.

Colpito Plinio dal contrasto tra la Roma antica e laRoma del tempo suo, richiede a se stesso il motivo di sìstrana diversità. « Questo suolo, die’ egli, dava anticamen-te grand’ abbondanza di prodotti; la terra sentiva, percosi dire, piacere di essere coltivata da individui cinti diallori, e decorati dall’onore dei trionfi, e per corrispondere