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nove secoli d’ignoranza cioè e di barbarie, noi vediamol’agricoltura rinascere, per così dire, dalle sue ceneri neimoltiplici monasteri, in una gran parte d’ Europa dallapietà istituiti, acquistar credito presso i monarchi cd ipopoli, e sorger quindi, ma col progresso del tempo, adun grado di perfezione, maggiore perfino di quello, cheottenuto essa aveva durante la sua più grande prosperitàpresso i Romani. Ma per formarsi una giusta idea dellostato presente dell’agricoltura presso i diversi popoli del-l’Europa , stabilire preventivamente bisogna le vere rela-zioni, sotto le quali è d’uopo contemplare quest’arte, nellostato di civilizzazione, di popolazione, e d’industria, acui tutti quasi questi popoli sono fino ad ora pervenuti ;e F esposizione di questi servirà di giustificazione al danoi enunciato giudizio.
SEZIONE PRIMA.
Considerazioni generali sull’ agricoltura moderna.
L’ agricoltura non è più, come lo era nell’infanzia del-le società, e nei loro avanzamenti fino all’ età virile, l’ ci-nica fonte delle ricchezze e della prosperità pubblica;essa divide in oggi questo vantaggio col commercio, conle manifatture e colle arti, e sovente anche, secondo lelocalità, non giunge nemmeno ad esserne la principalesorgente.
Di fatto, i varj popoli dell’Europa non sono tutti egual-mente bene collocali, per avere un’ egualmente estesa eflorida agricoltura, capace di rendersi per ciascuno di essila fonte principale delle sue ricchezze ; imperciocché nes-suno può riunire nel suo territorio nè lo stesso clima, nèle stesse qualità di terreno, nè la stessa popolazione, nègli stessi costumi, nè la stessa inteiligeuza, nè gli stessicapitali disponibili, nè uno smercio egualmente vantaggio-so, nè gli stessi bisogni dn somma, nè le stesse risorse.Per i motivi medesimi, le località differenti d’un grandeStato continentale, d’uno Stato che si potesse riguardarecome essenzialmente agronomo, non possono presentare