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Tomo I.
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a sì bel vanto tutti gli sforzi faceva per moltiplicare lèsue produzioni. Oggi non è più così: noi 1’ abbiamo ab-bandonato a mercenarj affiltanzieri, e coltivare lo faccia-mo dagli schiavi e dai condannati, per cui sembra quasi,eh’ esso ne risenta F amaro oltraggio. »

CAPITOLO III.

Stato attuale deir agricoltura in Europae spe-cialmente in Francia .

Se i Romani perdettero la loro agricoltura, abbando.-nandone F amministrazione agli schiavi, e rinunziando aipiaceri tranquilli della campagna per le brillanti illusionidella gloria militare, e per F insaziabile sete dell’ oro, bi-sogna convenire nondimeno, eh’essi tanto zelo mostraro-no per istruire i vinti popoli in tutte le arti utili, e perfamiliarizzarli con le più proficue operazioni dell’agricol-tura, quanto ne adoperarono per renderla indigena delproprio loro territorio. Si scorra la Francia , F Inghilter-ra, la Germania , e per lutto si ritroverà il tipo dell’ agri-coltura romana, conservatosi sempre, mal grado le tanterivoluzioni sofferte da questi Stati, durante e dopo la ca-duta del romano impero. Bisogna credere nondimeno, chein quei secoli d’ anarchia e di barbarie F agricoltura fosseabbandonata del tutto, o per lo meno estremamente ne-gletta, poiché nessuno semina, quando non è sicuro diraccogliere.

L’ arte agronomica sarebbe quindi probabilmente peri-ta, insensibilmente perduta si sarebbe la tradizione dellemigliori sue operazioni, dimenticato si sarebbe forse per-fino il nome dell’aratro, se alcuni virtuosi Cenobiti, cherispettabili resi si erano agli occhj di quei medesimi bar-bari, osato non avessero di conservare questo prezioso’deposito, come conservar seppero gli avanzi delle scienzee delle lettere, da essi disotterrati dal grembo delle lororovine. Ma di quanto tempo non si ebbe d’ uopo per ri-parare alle devastazioni del vandalismo ! Nei secoli deci-rrmquinto e decimosesto soltanto dell’era nostra, (i) dopo

(i) Nei secoli decimoquinto e decimosesto noi troviamo, cheOgnuna delle principali potenze d 1 Europa produsse un’ opera