a6i JNTOhNO LA MORTE
E "I disi'nlo porlo
Rimirando, i perigli in mente accoglieE i lunghi affanni intra Cariddi e Scilla ;
A vita più tranquilla
Pensa, e a lasciar le irate onde e lescoglie (i),Dappoiché ’1 danno P have fatto saggioDel marittimo oltraggio:
Tal io, dell’empia mia fortuna accorto,Macchiato e infetto in questa mortai pece,A le volgo mia prece,
O porlo salutar, che sol conforteD’ogui naufragio il mal, splendida Morte.
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Placidissimo sonno, alta quiete,
Cui Stige dona e 1’ arso Flegetonte,
Cocito ed Acheronte;
E la pigra onda del pallido Lete ,
CIP ogni memoria stingue,
Per te si straccia d’ ignoranza il velo.Sciocco è chi al tuo soccorso non intende,E in lutto al ver contende.
Egli ha la vista tenebrosa al cieloChi della tua piotate il don non vedeChe il gran Fattor ne diede.
Tu se’ Palla possanza che distingueLo ver dal falso, dal valente il frale ,
Dallo eterno il mortale ;
O di magnalmi spirili consorte ,
A te mi volgo , generosa Morte.
.4 ...
Candido vien dal ciel, ( puro e divino
L’ animo immortai nostro in questa spoglia,
(O Scoglia, scoglio . V. A. usata ella pure nelNinfale Fiesolano. — Mi feci alquanto dietro acerte scoglie.