Libro primo. 3gi
nè potendo il detto Capitano , che ivi ve-nuto era , per la grande loro moltitudine ,scacciarnegli, più volte con ogni qualitàdi sacttamento e d’ arme, che col fuocosi mandano , é con iscale poste alle muraassalitolo, e più volte ribattuti , alla finepure preseto il castello. In questo osteg-giamento una qualità di loro arme gran*demente smarrì e impaurì i difenditori.Essi con le artiglierie murali palle di ferronon guari sode e contenentesi , di pece edi bitume ripiene, gittavano. Queste pallepercotendo nelle mura, si spezzavano, ein molte parti si spargevano : delle qua*parti Usciva fuoco con acuta fiamma; dimaniera che qualunque stata fosse di loroben picciola, ella ad uno uomo ardere erabastante: ed erano in guisa ritenute dallapece, che di scuoterle e da se mandarlevia modo alcuno non aveano. Così addive-niva che nè stare in su le mura e fermarsi,nè quello che ad uopo era fare e adopera-re, nè se difendere alcuno de’ soldati po-teva. Le quali cose posciachè una volta ealtra conosciute furono, essi quante coltricie grossi panni aver poterono , bagnavanonell’acqua, e quelli a’ merli e alle finestre,dalle quali combattessero-^ trapponevaDOéIn questi o la pece fermarsi, o il fuocoad essi nuocere , per 1’ umore , che v’era ,non poteva. Così alla fine, dopo la perditadi molti uomini, a rassicurarsi e a difen-dersi appararono. Ma preso il castellò ;