78 ISTORIA VTNIZIANA
v icini al sommo era, e per la moltitudinedegli amici suoi e de’ suoi parenti, moltonella Città poteva : nelle quali nondimenotutte cose egli assai di sostentamento ed’ aita non ebbe , potendo mollo più nel-1’ animo de’ Senatori la sola carità e mae-stà delle leggi, che di verun cittadino ladignità e chiarezza, di tutte le belle partiripiena, non potea. Perciocché i SignorDiece severamente gli scrissero , che egli ,senza dimora o escusazione alcuna , il Pa-triarcato rifiutasse : se egli ciò non facessegli significavano, che essi priverenbono ilpadre di lui del magistrato , nel quale egliera , della procurazione di San Marco, eli suoi beni porrebbono nel fisco. Ma ilpadre, veduta la volontà della Città, efattone ogni pruova , e non fidandosi cheella più uè piegare , nè raddolcire si po-tesse , dal dolore dell* animo vinto , se nemorì. Il figliuolo non guari poi pure inRoma , mandate fuori le sue CastigazioniPliniane , opera di studio e fatica infinita ,da morbo soprappreso, peri anch’ egli. Talfine di vita ebbe M. Ermolao , sopra tuttigli altri della sua Città dinanzi a lui natinelle Latine e nello Greche lettere sen-zadubbio dottissimo.
In quel tempo vennero da M. Girola-mo Marcello lettere di Constantinopoli ,nella qual città secondo 1’ usanza egli eraConsolo Viniziano: per le quali lettere eglifaceva intendere al Senato avergli ecnaan-