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Volume primo.
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109
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libro secondo. log

radici doli Appennino , una ambasceriade Fiorentini, che veniva ad incontrarlo :la quale al Re la Città, acciocché egli connimico animo a lei non gisse, avea man-data. Di quella ambasceria Piero de Me-dici era il maggiore. Questi conosciuto ilRe essersi da lui alienalo , per la infamiae male cose dettegli di se da Lorenzinoe dal Signor Lodovico ; a raddolcirlo conogni condizione , e a fariosi benivolo sidiede. E così tre terre della Città ne gio-ghi dell Appennino poste, le quali perio addietro state erano de Genovesi , ePisa , e il porto di lei, con la rocca ga-gliardissima, di dare allora al Re, e alquan-ta somma di denari per conto di tributo ,mentre egli in Italia fosse, e soldati a ca-vallo promessogli, in amistà con lui ritornò.Le quali cose intese , la Città sollevatasi ,lui e Giovanni e Giuliano suoi fratelli cac-ciò in esilio, posta a ruba la loro casa , ei beni confiscati : de quali due a Yinegianandarono. Giovanni, che era detà minordi Piero , primieramente in Bologna , po-scia in Città di Castello , ad alcuni suoiparenti per più mesi si raccolse, Cardinaleessendo 11 Re , superato lAppennino , aLucca , e poi a Pisa ne venne , e quellaCittà dalla signoria e balia de Fiorentinirimosse , e di sua ragione e libera ordinoche ella fosse: il che ella e il popol luttocupidissimamente ricevette. Ed egli a Fi-renze poco di poi nandò, e impostole a