forza, de’suoi concetti, della novità delle sue idee, dell’efficacia delle sueparole : Tre mondi intellettuali, uno de’ quali dovesse appartenere al ter-rore, l’altro alla pietà, il terzo alla speranza, e tutti tre prendessero il cuo-re, die è strada certa al maggiore effetto dell’arte.
a3. j» Ecco il monumento di gloria erettogli dagli scritti di uno stra-no » Dante : nome a cui vanno unite grandi idee: uno di quegli uomini,che bastano ad illustrare un secolo, una nazione, una intera letteratura:Con esso ci leviamo all’altezza del Parnaso italiano : con volo maravigliosoei ne toccò la cima, e niun altro potette raggiungerlo: Dotato di un geniovasto, di uno spirito penetrante, di una infocata immaginazione, congiunsea un tesoro di cognizioni larghissime una vivacità di pensieri, una profon-dità di sentimenti, un arte d’impiegare d’una maniera nuova, espressionicomuni, e d’inventarne delle novelle, un talento di dipingere, e d’imitare,uno stile serrato, vigoroso, sublime, che gli hanno conservato il luogo emi-nente decretatogli dal suo secolo.
È malagevole pronunciare fra la sua Patria, ed Esso: È certo tuttavia,eh’ Egli l’amò passionatamente , che la servì con tutte le sue facoltà, ancheal rischio della vita, e òhe fu ingiustamente bandito per avere volsuto sot-trarla al giogo di un principe straniero. Così parla Ginguenè.
a4- L’amore della Patria non abbandonò Dante quando anche profugomercavasi il pane colla sola raccomandazione della sua fama , colla sola do-vizia dei suo ingegno: ed è grido, che movendo al Monistero di Santa Croceper affidare a Frate Ilario il sacro Deposito della sua prima Cantica, da ri-mettersi ad Uguccione della Faggiuola , non cessasse di rivolgersi da quellaeminenza all’amata Patria con sospiri di affettuoso desiderio; ond’è cheil chiarissimo Professor Antonio Mezzanotte narrando testò questo fatto inbelle stanze, dicea:
».Quel Dante io sono,
» Che dall’ovil natio cacciato in bando,
» Senza trovar pietà non che perdono» Egro conduco i di profugo errando:
» Pur generoso io parlo, e scrivo, e tuono» L’addormentata Italia invan destando,
» Che vii serva di letti, e di caròle» Il cor non apre all’alte mie parole.