freschezza ci incanta : la loro originalità ci dà ad ogni istante il diletto dellasorpresa.
I suoi paragoni frequenti, ordinariamente brevi, e talora anche distesicome quelli d’Omero , quando nobili e dignitosi, quando comuni e tolti daoggetti meno scelti, sempre pittoreschi e poeticamente espressi, presentanoun numero infinito d’immagini vive, e naturali, e dipinte con tanta verità,che diresti averle sotto gli occhi.
li desiderio d’imparare, o piuttosto quello di comunicare il suo sapereal suo secolo: d’illuminare gli uomini sulla sorte che gli aspettava nella vitafutura: la brama di rivestire coi colori dellaPoesia i profondi misteri della Teo-logia: la voglia di appagare le sue passioni politiche, crearono a Dante questo grande Poema.
In tutti i tre Pegni egli ebbe per fondo inesauribile la sua immagina-zione vasta, feconda, alta, sensibile, suscettibile delle impressioni più dolcied aggradevoli, e insieme più dolorose e più terribili. — Così ragiona unostraniero.
Dante fu sempre tenuto in altissimo concetto dai sommi Ingegni.ilmagno Alfieri ne distese maggiormente il culto in Italia ai tempi nostri, efu il primo che lo chiamò coll’onorando titolo di Padre: e ben ebbe ragionedi appellarlo tale, poiché nell’alta e fiera sua mente, e in quel suo pettoliberissimo creò sì forti concezioni, e sensazioni, da potere esso solo indurrenegli animi e nelle lettere una generosa rigenerazione!
Perciò Ugo Foscolo gridava che lasciate le dispute, se sia da stare all’antica scuola di letteratura o alla nuova romantica, tanto più che questanuova riuscirà sterilissima, sì perchè emancipandosi dai Greci e Latini,imita tuttavia forestieri, sì perchè l’imitazione essa pure lavora paurosa,essendo esosa ai potenti; gl’italiani serberanno gran senno, tenendosi unitia Dante , che certo non ritroveranno rifugio migliore agli studj e allo inge-gno, che inDante, da che oggimai nè durata di malvage condizioni politiche,nè vicissitudini di Regni e di Religioni, nè forza umana potranno distrug-gerlo e proibirlo.
22. Un Filosofo, che profondamente avea meditato sopra Dante era solitodire, ch’Ei fu uomo tanto originale, e genio cosi fecondo che Farti dell’imi-tazione mutò in arte di creazione: imperciocché sdegnoso di seguire altri, equasi parendogli poco imitare l’universa natura visibile, si creò da se tremondi per aver mezzo di allargarci termini della sua immaginazione, della