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Tomo primo.
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i bruti, dal solo instinto dei loro bisogni, non erano di questipiù delicati nella scelta dei mezzi per soddisfarli. Il musco,le foglie, la corteccia degli alberi, tutto bastava per conten-tarli, e felici si consideravano ritrovando per avventura fre-sche radici, canne, gramigne: alla vista poi delle ghiande edelle castagne la lor gioja si manifestava con allegri canti edanze intorno alle piante che le producevano.

Dispersi per le foreste, o lungo le spiagge, erranti di re-gione in regione, costretti ad estorquere dalla natura il se-creto di alimentarsi, lottando sempre col bisogno, spiegaro-no i primi nostri padri il loro vigore e la loro sagacitàj essidovevano simultaneamente combattere e con la fame semprerinascente, e con le belve, che i mezzi ad essi disputavanodi saziarla. Laonde tali necessità indussero alcuni a viveredi soli vegetabili aspri e grossolani, altri a cibarsi della car-ne degli animali, e que’ che abitavano presso al mare ed aifiumi, dedicandosi alla pesca, trovarono con che saziare i bi-sogni del vivere.

L’esperienza insegnò dunque all’uomo che per ottenereuna sussistenza migliore, più abbondante e più sicura, erad’uopo lavorare il suo campo, ingrassarlo, scegliere e prepara-re le sementi, cogliere l’opportuno momento per difender-le, ed aver cura del loro prodotto innanzi, durante e dopola messe : tale fu sempre la legge imposta a chiunque desi-dera di raccogliere dalla terra quei frutti ch’essa liberalmen-te dispensa a chi sa tributarle i proprii sudori.

Fino a tanto che 1’ aratro si tenne in pregio dai cittadinidi Roma, fino a che i Cincinnati , i Camilli, i Curzii, i Fabrizii,gli Emilii, i Mecenii e tanti altri consoli, dittatori e tribuni